Agentic Coding

Agentic Coding

Come insegnare alle macchine a finire il lavoro senza "perdere il filo"

Nel mondo della tecnologia, stiamo assistendo a una nuova frontiera: gli agenti di Intelligenza Artificiale. Non si tratta più solo di chatbot che rispondono a domande, ma di veri e propri assistenti digitali capaci di programmare software o completare compiti complessi che richiedono ore o addirittura giorni di lavoro. Tuttavia, questi assistenti hanno un limite sorprendente: soffrono di una sorta di "amnesia" digitale.

Il problema: la sfida della memoria a breve termine

Il limite principale degli agenti attuali è la cosiddetta "finestra di contesto". Immaginate un progetto software gestito da ingegneri che lavorano su turni, ma con una condizione assurda: ogni nuovo ingegnere che inizia il turno arriva senza alcun ricordo di ciò che è stato fatto in precedenza.

Poiché la memoria di un’IA è limitata, quando un compito è troppo lungo per essere completato in una sola sessione, l'agente tende a commettere due errori tipici:

  1. Cerca di fare tutto subito: Tenta di completare l’intero progetto in un colpo solo, esaurendo la memoria a metà strada e lasciando il lavoro incompleto e disordinato.
  2. Dichiara vittoria troppo presto: Un nuovo agente, subentrando nel lavoro già iniziato, vede che qualcosa è stato fatto e conclude erroneamente che il compito sia terminato.

La soluzione: un metodo di lavoro "umano"

Per superare questi ostacoli, i ricercatori di Anthropic hanno sviluppato un sistema (descritto in un articolo intitolato Effective harnesses for long-running agents) che imita il modo di lavorare degli ingegneri umani più esperti. La strategia si divide in due figure chiave:

  • L'Agente Inizializzatore: È colui che prepara il terreno. Prima di scrivere una singola riga di codice, crea un piano dettagliato, una sorta di lista di controllo con centinaia di micro-obiettivi (ad esempio: "aggiungi il pulsante per la nuova chat"). Tutti questi obiettivi partono con lo stato di "fallito" finché non vengono effettivamente completati.
  • L'Agente Programmatore: È colui che esegue il lavoro vero e proprio. Invece di tentare imprese titaniche, lavora su una singola funzione alla volta. Alla fine di ogni sessione, lascia dei "messaggi" per il collega che verrà dopo, scrivendo un diario dei progressi e salvando le versioni del codice (tramite uno strumento informatico chiamato Git).

Un altro elemento fondamentale è la verifica. Spesso l'IA pensa che un codice sia corretto solo perché "sembra" giusto. Ora, gli agenti vengono istruiti a testare il prodotto come farebbe un utente umano, aprendo un browser virtuale e cliccando fisicamente sui pulsanti per vedere se tutto funziona davvero.

Perché è importante?

Questo approccio non serve solo a creare app più velocemente. Organizzare il lavoro in modo incrementale e documentato elimina la necessità per l'IA di "indovinare" cosa sia successo prima, aumentando drasticamente l'efficienza e la qualità del risultato finale.

In una tipica sessione di lavoro, l'agente ora inizia orientandosi: controlla la cartella di lavoro, legge il diario dei progressi, verifica cosa resta da fare nella lista dei compiti e solo allora si mette al lavoro.

Conclusioni e prospettive future

Siamo solo all'inizio. Sebbene questo metodo sia stato testato con successo nello sviluppo di applicazioni web, l'obiettivo è estendere queste capacità ad altri campi, come la ricerca scientifica o la modellazione finanziaria.

Il futuro potrebbe vedere la collaborazione di agenti specializzati: un "agente collaudatore" per scovare i bug, un "agente revisore" per pulire il codice e un "agente coordinatore" per gestire il progetto. L'obiettivo finale è chiaro: trasformare l'Intelligenza Artificiale da uno strumento che risponde a comando a un collaboratore affidabile capace di portare a termine progetti ambiziosi in totale autonomia.